Political analysis

Giorgia e le sue fatiche

Tra due giorni dovrebbero partire le consultazioni ma per il Governo Meloni la strada è ancora in salita. Berlusconi si mette di traverso e in FdI temono che possa provare a far saltare il banco.

Non sarà facile, non sarà una passeggiata, non sarà una cavalcata priva di rischi.

Giorgia Meloni sa bene che gli ostacoli sulla formazione del nuovo Governo non mancheranno, e che questi ostacoli sono rappresentati dai suoi alleati.

L’elezione del neo presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha reso plastica la distanza da Silvio Berlusconi.

Perché è vero che il Cavaliere – non facendo votare i suoi e facendosi scavalcare dall’opposizione, rendendosi irrilevante – ha commesso un errore politico; ma è altrettanto vero che questa sconfitta non risolve il problema.

Berlusconi non accetta veti sui nomi dei suoi ministri. Licia Ronzulli è diventata il simbolo del braccio di ferro, ma il punto cruciale è che non accetta di non essere lui a dare le carte. E non accetta che a farlo sia Giorgia Meloni.

Non vi sono neanche grandi motivazioni logiche dietro tutto questo, ma un insieme di variabili poco gestibili. C’è in primis il suo carattere, il suo considerarsi sempre a capo della coalizione. C’è un partito che si è sempre più ristretto con l’inner circle ormai ridotto alla compagna e poco più. C’è una sfiducia verso i suoi uomini all’Avana. In primis verso Antonio Tajani, al quale contesta di non essere stato in grado di fare i conti giusti sui collegi. Forza Italia ha quasi gli stessi voti della Lega, ma la propria rappresentanza parlamentare è molto più ridotta.

In più si sente indispensabile, sicuro che siano gli altri a dover corrergli dietro. Ed è questo – forse – l’unico aspetto razionale della vicenda. Fondamentale per un Governo di Centro-destra. Potenzialmente in sella se – in caso di naufragio – si dovesse optare per un altro di larghe intese o Ursula che sia… CONTINUA A LEGGERE

 

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